
Psicologia dello sport
Pur essendo una disciplina di recente acquisizione, la Psicologia dello Sport, tramite ricerche e sperimentazioni a cura di diversi studiosi, ha assunto una propria identità e ora fornisce validi contributi nello svolgimento di un’attività sportiva sia nelle fasi di apprendimento sia a livello agonistico e di specializzazione: focalizzandosi in un primo momento su una serie di modalità operative e comportamenti che sono propri del mondo sportivo e attraverso il loro conseguente impatto sulla qualità della prestazione, essa mette in atto strategie d’intervento che mirano in primo luogo al miglioramento del gesto atletico e all’acquisizione di competenze trasversali inerenti allo sviluppo di abilità psicologiche di base. La Psicologia dello Sport è dunque il naturale punto d’incontro tra ricerca scientifica e applicazione pratica. Il suo target è costituito da allenatori, dirigenti sportivi, atleti, arbitri, medici dello sport, psicologi, genitori e da tutti coloro che agiscono a ogni livello in un contesto di attività fisica.
In sintesi, la Psicologia dello Sport, nell’orientare l’individuo a una crescita sana, mira a espanderne i limiti personali per far sì che ogni difficoltà venga superata nella prospettiva di un miglioramento della comunicazione con gli altri e con il proprio corpo in vista del conseguimento di esperienze soddisfacenti (Orlick 1989).

In dettaglio, gli ambiti di ricerca e di operatività della Psicologia dello Sport riguardano:
– la crescita e la formazione dei giovani attraverso lo sport, finalità cui si giunge mediante la prevenzione del disagio e la cura di quell’insieme di fattori che influiscono sulla prestazione e sulla motivazione come le modalità di apprendimento in rapporto allo sviluppo, la gestione dei rapporti familiari e la formazione dei tecnici in riferimento ai carichi di lavoro; altri aspetti condizionanti sono poi la relazione che si dispiega sull’asse giovani-genitori-tecnici-dirigenza, così come la comunicazione, i casi di abbandono (drop-out), le differenze di sesso, i tipi di carico, i tempi e i ritmi di allenamento in funzione della crescita, le infiammazioni per sovrallenamento e il disagio psico-fisico con il conseguente ritiro dall’ambito sportivo per esaurimento, chiamato burn-out;
– le abilità psichiche rilevanti per la prestazione sportiva: la cura di questo aspetto implica una adeguata determinazione degli obiettivi (goal-setting), la regolazione dell’Arousal, intendendosi con questo termine lo stato generale di attivazione e reattività del sistema nervoso in risposta a stimoli interni/soggettivi o esterni/ambientali-sociali, la gestione dello stress, lo sviluppo dell’autoefficacia, l’acquisizione di una routine per la preparazione alla gara, l’autoregolazione e il linguaggio interno, silenzioso e verbale che il soggetto utilizza per comunicare con se stesso, chiamato self-talk;
– l’acquisizione di abilità (skills) specifiche quali le modalità di feedback, la gestione degli eventi, l’apprendimento tecnico, la messa a punto di tecniche pratiche, la scelta dei rinforzi più idonei, la processazione delle informazioni, la capacità di osservazione e di motivazione;
– la formazione necessaria per la motivazione, l’apprendimento motorio e le strategie d’insegnamento, la valutazione, la comunicazione interpersonale, le relazioni, la filosofia di allenamento e le dinamiche di gruppo;
– l’elaborazione delle informazioni attraverso i processi psichici implicati nelle attività quali attenzione, memoria, presa delle decisioni, programmazione del movimento, feedback ecc.;
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